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Scusate se scrivo solo ora, ma lo studio mi tiene lontana dal neonato blog.

Ma torniamo a noi.

Avete presente la notizia che si aggirava sul web e sui quotidiani a luglio?

Beh, vi rinfresco la memoria: l’inaugurazione del padiglione toscano della Biennale, suddiviso tra Villa Bardini a Firenze, e il Pecci di Prato.

<< “Non può che rallegrarci l’inaugurazione del Padiglione Toscana della 54 esima Biennale di Venezia, un’iniziativa di alto profilo culturale e di forte impatto mediatico che siamo certi porterà in Toscana quanto di meglio può arrivare dal mondo della cultura e del turismo. Per questo abbiamo aderito con una forte motivazione e interesse alla formula ideata dal curatore Vittorio Sgarbi che ha radicato a livello nazionale la dimensione della manifestazione veneziana, invitando le Regioni, nell’ambito delle Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, a farne parte con un progetto specifico. La Toscana diventerà così fino all’autunno una vera e propria sezione distaccata della Biennale di Venezia, utilizzando due sedi prestigiose come il Centro Pecci per l’arte contemporanea di Prato (fino al 18 settembre) e Villa Bardini a Firenze (fino al 9 ottobre)”.

Lo ha detto oggi l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti, intervenendo a Villa Bardini all’inaugurazione del “Padiglione Toscana” insieme a Vittorio Sgarbi >>

<< Sgarbi, su questa iniziativa, ha comunque sottolineato ''un grande impegno della Regione Toscana'' e ''anche una riscontrata amicizia mia con il sindaco Renzi e con il vicesindaco Nardella''. >>

<< A Villa Bardini espongono, fino al 9 ottobre, 26 autori che, per iniziativa di Contemporanea by Moba, un progetto ideato da Umberto Montano, utilizzano per presentare le loro opere il ''Corridoio dei passi perduti'' e gli spazi del ristorante, della terrazza e del giardino trasformati in luoghi espositivi. >>




Era domenica 21 agosto se non sbaglio, quando, dopo giorni che mi ronzava in testa l’idea di visitare l’esposizione, ho deciso di abbandonare per mezza giornata i libri, e di avventurarmi nella canicola di Firenze.

Inoltre essendo venuta a conoscenza del fatto che fosse gratuita, non mi son fatta altre domande. Detto fatto: ho trascinato la mia famiglia al seguito, e ci siamo chiusi in auto con l’aria condizionata a palla.

Sarò sincera: avevo letto solo prima di partire che si trovava a Villa Bardini. E non mi sono soffermata al particolare che le opere fossero esposte all’interno di un ristorante! – Probabilmente il famigerato curatore non è riuscito a strappare alla regione di meglio.

Troviamo parcheggio a san Niccolò (uno di quegli eventi possibili solo ad agosto) e data un’occhiata al termometro che segnava 41.5° ci siamo fatti forza, impugnando con coraggio le nostre bottigliette d’acqua.


Non so se tutti hanno presente dove si trovi Villa Bardini. Ecco: il ristorante in cui si tiene la “mostra” sta proprio in cima a Costa san Giorgio. Ciò significa arrampicarsi con grande affanno (anche per i miei freschi 21 anni), sotto il sole, che non accennava a farsi più lieve nemmeno alle sei del pomeriggio, su per una collina deserta.


E oltre al danno… la beffa!


Ve la racconto per bene.


A Villa Bardini chiedo alla reception dove si trovi il ristorante e questi, molto scocciati, mi fanno cenno di salire. Non mi dicono altro.


Giunta in cima, tutta soddisfatta dell’impresa compiuta, non mi capacito di ciò che vedo: il ristorante è chiuso! E’ in ferie dal 19 al 25 agosto.


A questo punto mi chiedo: ma siamo tutti impazziti?


Dalle notizie sull’inaugurazione c’era scritto addirittura l’orario giornaliero di apertura, allora perché non aggiungerci anche il periodo di ferie?

E soprattutto: come si fa ad andare in ferie meno di una settimana dopo l’inaugurazione di un’esposizione così importante?


Un cartello. Una parola del personale all’ingresso della villa. Nulla.


Son sicura che l’hanno fatto apposta quelli della reception. Avran pensato “Non volete vedere la nostra mostra sui Macchiaioli? Volete una famosa mostra gratis? Ben vi sta: salite pure lassù e andate incontro al vostro destino beffardo!”

Niente di più snervante.

La verità è questa: ho letteralmente perso un pomeriggio di studio per essere gabbata – un’altra volta – dallo showman.

Sarei molto curiosa di sapere se questo “grande impegno” della regione affermato da Sgarbi si sia almeno concretizzato davvero al Pecci. Interrogativo a cui spero di rispondere a breve, con un’altra gita.

E l’ultima curiosità: il sindaco e l’assessore avranno visitato la fantomatica mostra? Vorrei chieder loro com’è stata, visto che io non sono riuscita nemmeno ad entrare.

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